Siamo delusi, amareggiati, preoccupati, ma certamente non  piegati.  E non ci arrendiamo.

Il Tar del Piemonte ha respinto  il ricorso nostro e quello di altri enti gestori sul riordino della rete dei servizi residenziali psichiatrici, adottato nel 2015 e, al momento, è indubbio che la questione psichiatria in Piemonte si è conclusa con una sonora vittoria per gli enti locali - in primis la Regione e l'Assessorato alla Sanità e di conseguenza una sonante e dolorosa sconfitta per gli enti gestori e, soprattutto, per le famiglie. Le carte, le sirene e i bookmakers pronosticavano esito contrario... Chi poteva aiutare (perché associazioni di categoria e sindacati sono stati solo alla finestra a guardare e non sono entrati nella partita?) non lo ha fatto. Ma qui in gioco c'è la vita di ragazzi che hanno bisogno comunque di essere sostenuti quotidianamente 24 ore al giorno e c'è in gioco il posto di lavoro di tante persone. L’Assessore Saitta dice che serviva un riordino “basato su criteri di appropriatezza”, ma noi che lavoriamo ogni giorno con e nella realtà  dell’utenza psichiatrica non riusciamo a trovare nulla di appropriato in un cambiamento che penalizzerà economicamente  famiglie spesso al limite della sostenibilità e che non potrà garantire al paziente psichiatrico le cure mediche necessarie, che vanno ben oltre la sola assistenza socioassistenziale. 

Se la magistratura  con la predetta sentenza di primo grado si è pronunciata su aspetti formali e giuridici , noi non possiamo non sperare  e fare quanto in nostro potere per chiedere di essere ascoltati, possibilmente meglio e di più che nella fase decisionale, dalla Regione.  E certamente daremo conto costantemente, alle famiglie dei nostri ospiti e a quelle dei nostri operatori del nostro impegno in questo senso.