Capire meglio per scegliere

Psichiatrico

Cos’è una comunità psichiatrica?

È un luogo di cure a cui si accede in particolare tramite l’invio del D.S.M. (Dipartimento di Salute Mentale) di appartenenza che valuta l’appropriatezza del ricovero.

Comunità Psichiatriche tipo A e B: sono strutture con alti livelli di servizi terapeutici, riabilitativi ed assistenziali. Seguono i pazienti afferenti da diversi Centri di Salute Mentale (C.S.M.), difficilmente assistibili sul territorio. Offrono ospitalità per periodi medio lunghi e si occupano di fornire numerosi servizi tra i quali: servizi di base, attività terapeutiche, riabilitazione individuale e di gruppo e reinserimento sociale.
Comunità Alloggio: struttura residenziale in cui aumenta il grado di autonomia dell’ospite, a cui viene chiesta in modo più ampia la partecipazione ai servizi e alla vita di comunità.
Gruppi Appartamento: diventa necessario, nel percorso di reinserimento sociale, l’utilizzo di realtà dove sperimentare maggiori forme di autonomia, che permettano di graduare le dimissioni dei pazienti. 

La recente D.G.R. 30 del 3 giugno 2015 (Regione Piemonte) definisce nuove classificazioni delle tipologie dei servizi residenziali sopra descritti.

Le nostre strutture si rivolgono a quelle situazioni in cui le persone non riescono più a condurre una vita autonoma, a partire in particolare dal vissuto in famiglia.
Si sperimentano stimoli importanti dal punto di vista clinico che fanno emergere la necessità di rivolgersi a professionisti: così è nel caso di gravi fobie, depressioni, allucinazioni. Quasi sempre il mondo circostante diventa come una barriera con cui non si riesce più a comunicare.

La realtà che sento di vivere spesso non è condivisa dalle persone a me vicine: sento o vedo cose che gli altri non vedono, ho paura che qualcuno mi stia controllando o che voglia farmi del male, mi sento sempre stanco, svogliato, incapace di riprendere in mano la mia vita. Le persone che mi vogliono bene sono molto preoccupate per i miei atteggiamenti ed il mio comportamento agito. Dentro di me cresce una sensazione di vuoto e di desolazione, non riesco a portare a termine nessun progetto e le idee che mi pervadono sono spesso confuse e difficilmente comprensibili.
Alcune volte invece sento in me grande forza e vitalità, non ho quasi bisogno di riposare e sento di poter fare qualunque cosa. Le idee scorrono veloci e sono così numerose che in realtà non riesco a concretizzarne nessuna.

Ospiti: conoscerai altri ragazzi che come te hanno avuto difficoltà nell’ambito della salute mentale (schizofrenia, disturbo bipolare, disturbi di personalità, doppie diagnosi, ecc.) e che hanno iniziato un progetto riabilitativo. Potranno esserti di grande aiuto perché hanno già superato il momento più critico della malattia mentale, l’autoconsapevolezza. Con loro potrai condividere esperienze e capire che non sei solo e che quello che ti sta succedendo lo stanno provando tante altre persone.

Operatori socio sanitari (o.s.s.): provvedono a tutte le necessità di base degli ospiti. Collaborano alla realizzazione del progetto terapeutico.

Educatori professionali: strutturano programmi riabilitativi articolati e modulati sui bisogni di ogni singolo paziente. Collaborano alla realizzazione del progetto terapeutico.

Infermiere professionale: il suo ruolo comprende attività di natura strettamente tecnico-infermieristico ma anche di ordine relazionale-educativo. Collabora alla realizzazione del progetto terapeutico.

Psicologo: si occupa delle difficoltà e dei temi legati alla quotidianità, dei problemi psicologici generali e di fondo, struttura colloqui individuali e di gruppo e collabora nella gestione di momenti problematici ed episodi di crisi. Collabora nella valutazione diagnostica e nella formulazione del progetto terapeutico.

Psichiatra: Il suo ruolo è alla base della valutazione clinica e della formulazione di un progetto terapeutico-riabilitativo in stretta collaborazione con la direzione sanitaria. Si occupa ed è responsabile della terapia farmacologica.

Il progetto terapeutico riabilitativo fa riferimento ai modelli di tipo “integrato” in cui la malattia mentale viene letta non come un processo “unidirezionale“, ma come la risultante di diversi e complessi fattori (biologici, genetici, sociali, psicologici e interpersonali) tra loro interagenti, con la conseguenza che il processo riabilitativo deve appunto fondarsi su interventi integrati di natura farmacologica, psicologica, sociale e relazionale. Le diverse attività in cui si coinvolge il paziente hanno lo scopo di favorire una serie di processi che portino nel tempo a strutturare un concreto processo riabilitativo.

Si aderisce ad un progetto di vita condivisa: sono previste attività individuali, di gruppo, colloqui volti alla comprensione della persona e del suo trascorso per evidenziarne i punti di forza e di debolezza e modificarli.

Sì, entrare o lasciare la comunità è un atto volontario dell’ospite accolto. Certamente però, questa decisione viene in ogni caso ampiamente discussa e confrontata con il D.S.M.(Dipartimento di Salute Mentale) di riferimento e la famiglia. Infatti, interrompere il cammino riabilitativo in struttura può significare l’abbandono del proprio progetto individuale.

Mi devo rivolgere al D.S.M. (Dipartimento di Salute Mentale) di riferimento. Le nostre comunità accettano anche inserimenti privati, ma ogni situazione va sempre raccordata con un professionista di riferimento.

Posso chiamare ottenendo chiarimenti e magari un appuntamento con la finalità di reperire maggiori informazioni grazie ad un approfondimento della mia situazione. Da ciò potrebbe seguire, in base alla situazione, un percorso più strutturato.

Sono possibili interventi per il sollievo temporaneo attraverso inserimenti di tempo limitato: ad esempio, dai 15 giorni ai sei mesi.

No. L’unico trattamento coercitivo ammesso dalla legge, in presenza di determinate condizioni, è il T.S.O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio) presso reparti ospedalieri gestiti dal servizio di psichiatria.

Serve il proprio abbigliamento, prodotti di uso comune (rasoio, phon, accappatoio, detergenti) e… voglia di collaborare, per aiutare me e chi mi seguirà nel mio percorso di cura.

La visita dei parenti viene armonizzata rispetto al progetto costruito sulla persona ospite. Sono previsti incontri con i familiari cadenzati per il progetto e liberi per le uscite e rientri in famiglia.

Certamente, ci sono tempi di attività di gruppo, ma altri dedicati a se stessi, sempre nel rispetto delle regole della condivisione in armonia.

Si, sempre secondo le previsioni del progetto.

Rispettare il progetto e le regole di convivenza della comunità, rispettare se stessi e gli altri, parlare dei problemi e non agire d’impulso.

Si certamente: sono possibili telefonate, mail, visite periodiche dentro o fuori la comunità concordate con servizio psichiatrico inviante e familiari.

L’utilizzo dei “device” è regolato. Vi sono orari e giorni in cui è possibile usarli, altri dove non è consentito. Questi apparecchi sono generalmente gestiti dal personale educativo e da loro sono consegnati o ritirati.

Certo ma il volume deve essere rispettoso della vita di comunità e dei miei compagni. 

La privacy è tutelata attraverso la tutela dei dati informatizzati e cartacei. Il personale è tenuto al segreto professionale.

Sì, lo scopo primario di queste strutture è proprio quello di presentare un ambiente il più vicino possibile alla realtà, ma che sia anche più regolamentato. Diventa perciò fondamentale mantenere un comportamento adeguato in ogni situazione.

L’obiettivo da porsi, coi tempi e modi previsti dal progetto, è il ripristino delle funzioni perse, dell’attività professionale, sia in famiglia che da solo.
Spesso c’è un passaggio intermedio tra la comunità e l’uscita definitiva, proprio per prepararvisi gradatamente e senza traumi: è costituito dai gruppi appartamento e dalle comunità alloggio, per periodi più brevi, con minor grado di accudimento e una graduale sempre maggiore autonomia. 

Le istituzioni territoriali e la cittadinanza hanno un forte legame con le Comunità, spesso vengono organizzati periodi di collaborazione, soprattutto con alcune attività commerciali e borse lavoro e stage permettono all’ospite della struttura di riavvicinarsi fattivamente al mondo del lavoro ed incrementano la possibilità di una più rapida risocializzazione.

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